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Servizi .name, ICANN accorpa sei richieste di riesame: nuovi dubbi sulla transizione

25 ottobre 2026
Servizi .name, ICANN accorpa sei richieste di riesame: nuovi dubbi sulla transizione

La chiusura dei servizi storici di .name arriva a una nuova fase procedurale. Due registranti hanno presentato a ottobre le richieste di riesame 26-9 e 26-10, contestando l’approvazione ICANN che consente a Verisign di terminare le registrazioni di terzo livello. ICANN ha inserito queste istanze in un esame congiunto con altre quattro richieste che riguardano le modifiche approvate ai servizi .name, compreso il legacy email forwarding. Il 15 ottobre l’organizzazione ha comunicato il consolidamento; la decisione sul merito resta aperta.

Il punto nuovo non è la data di cessazione già annunciata, ma il modo in cui alcuni utenti sostengono di essere stati colpiti: una richiesta riguarda un dominio acquistato dopo l’approvazione; l’altra descrive l’impatto di perdere un indirizzo usato per anni come identità online e casella principale.

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Due richieste, due situazioni personali

La richiesta 26-9, presentata da Huyen Do, riferisce l’acquisto di do.huyen.name il 7 ottobre, mesi dopo l’approvazione ICANN del 28 luglio. La registrante afferma di aver ricevuto successivamente la comunicazione che il dominio sarebbe stato terminato nel febbraio 2027. Nell’istanza sostiene che il servizio le fosse stato venduto quando la chiusura era già stata decisa e chiede a ICANN di ritirare l’approvazione oppure di dare agli utenti attuali una priorità nell’acquisto del corrispondente dominio di secondo livello.

È una contestazione contenuta nel documento della richiedente, non un accertamento di ICANN sulla condotta commerciale di Verisign. La distinzione conta: il fascicolo apre una procedura di riesame e non stabilisce che siano stati violati contratti o regole.

La richiesta 26-10, firmata da Keith Bennett, riguarda invece keith.bennett.name, registrato nel 2002 e, secondo il richiedente, pagato fino al 2030. Bennett descrive l’indirizzo come email primaria e come riferimento usato per numerosi account. La sua obiezione collega quindi la dismissione a costi di migrazione, possibili difficoltà nel recuperare profili online e al rischio che un indirizzo non più controllato possa essere riutilizzato in futuro.

Il rischio di riuso va descritto con precisione. La documentazione di Verisign citata nella richiesta prevede un periodo minimo di un anno prima che determinati nomi di secondo livello associati al servizio email possano essere nuovamente registrati. Questo intervallo non risolve il problema della continuità per chi perde un dominio, ma significa che un eventuale passaggio a terzi non è immediato alla data di cessazione.

Che cosa comporta l’esame congiunto

Nella comunicazione inviata il 15 ottobre, ICANN elenca le richieste 26-2, 26-5, 26-6, 26-7, 26-9 e 26-10 e spiega che saranno consolidate. La motivazione procedurale è che riguardano la stessa azione generale e persone che dichiarano di essere colpite in modo analogo. Le istanze saranno valutate prima dal Board Accountability Mechanisms Committee e poi dal Board, secondo il percorso indicato nella comunicazione.

Il consolidamento coordina l’esame; non equivale a un’accoglienza delle richieste, non sospende automaticamente la decisione contestata e non anticipa l’esito. ICANN ha scritto che informerà i richiedenti quando ci saranno aggiornamenti e quando interverranno il comitato o il Board. La stessa lettera lascia aperta la possibilità di includere altre richieste sul medesimo provvedimento se rispettano i criteri e le scadenze applicabili.

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Una transizione che riguarda anche servizi collegati

Il caso è specifico, ma mette a fuoco un aspetto che i titolari di domini tendono a trascurare: il valore operativo di un nome può dipendere da servizi del registro, non soltanto dalla risoluzione DNS. Nel modello storico di .name, alcune registrazioni avevano tre livelli, come nome.cognome.name, e potevano essere associate a indirizzi email inoltrati dal registro. La chiusura annunciata riguarda queste funzioni legacy; i normali domini di secondo livello, come esempio.name, non sono l’oggetto della stessa cessazione.

Per i registranti coinvolti, il lavoro di migrazione comprende identificare ogni sito, casella, profilo e procedura di recupero che usa l’indirizzo. Le richieste citano proprio account difficili da aggiornare e il possibile uso di email per autenticazione o recupero password. Sono testimonianze individuali e non misurano quanti utenti subiranno un danno, ma rendono visibili dipendenze che un annuncio tecnico di dismissione può lasciare sullo sfondo.

Per registrar e operatori, la vicenda mostra anche l’importanza di distinguere tra annuncio, cessazione di nuove registrazioni, termine delle registrazioni esistenti e futura disponibilità dei nomi sottostanti. Sono passaggi separati, con date e conseguenze diverse: comunicazioni tempestive e istruzioni chiare aiutano i titolari a non confondere la fine di un prodotto con la scomparsa dell’intera estensione.

La lettura Webinvest

Le nuove richieste non cambiano per ora il calendario della dismissione, ma spostano l’attenzione sulla qualità del percorso per gli utenti già registrati. In particolare, il fascicolo 26-9 pone una questione verificabile sul momento in cui una persona può ancora acquistare un servizio destinato a cessare; il 26-10 documenta invece la dipendenza di lunga durata da un indirizzo usato in account e comunicazioni.

Il prossimo dato rilevante sarà una valutazione formale del comitato e, successivamente, del Board. Fino a quel passaggio, le richieste restano allegazioni dei registranti e l’approvazione ICANN resta in vigore. Per chi usa un servizio .name coinvolto, la prudenza operativa consiste nel predisporre per tempo indirizzi alternativi e aggiornare gli account essenziali, senza attendere che il riesame produca un esito.

Fonte: CircleID, aggiornamento del 23 ottobre 2026; documenti originali: richiesta ICANN 26-9, richiesta ICANN 26-10 e comunicazione ICANN di consolidamento.

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