Il Board di ICANN ha respinto il ricorso con cui il rappresentante di Nameshop contestava la chiusura della candidatura per .IDN, presentata nel primo round dei nuovi domini generici. La decisione del 18 ottobre mette fine, sul piano dei ricorsi interni, a una vicenda avviata nel 2012: la domanda era stata dichiarata non idonea perché “IDN” coincide con il codice ISO a tre lettere dell’Indonesia, mentre la successiva richiesta di sostituire la stringa con .INTERNET era stata respinta nel 2013.
La risoluzione non assegna .IDN né .INTERNET e non riapre la candidatura. Conferma invece la legittimità della procedura con cui ICANN ha chiuso nel luglio 2026 una domanda rimasta formalmente aperta per anni, pur senza un percorso praticabile verso la delega.
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Perché la sigla .IDN non poteva superare la valutazione
Nel 2012 Nameshop presentò una domanda per .IDN. Le regole del round prevedevano una verifica dei nomi geografici per tutte le stringhe richieste e vietavano l’approvazione dei nomi di Paesi e territori, compresi i codici alpha-3 contenuti nello standard ISO 3166-1. “IDN” è il codice assegnato all’Indonesia: per questo l’applicazione non soddisfaceva i criteri di valutazione applicabili.
Nel settembre dello stesso anno l’azienda chiese di cambiare la stringa in .INTERNET. ICANN negò la modifica nel febbraio 2013 e, secondo la ricostruzione adottata dal Board, la domanda non si trasformò mai in una candidatura per .INTERNET. Il ricorso di allora contro il diniego fu a sua volta respinto. Questo passaggio è centrale nella decisione attuale: il Board ha escluso che la domanda possa oggi essere interpretata come una richiesta valida per un’altra estensione o convertita retroattivamente.
La chiusura amministrativa e il diritto al rimborso
Nel settembre 2025 il Board aveva approvato una procedura per chiudere le candidature non riuscite del round 2012 rimaste aperte. Il meccanismo offriva ai richiedenti la possibilità di ritirare la domanda e chiedere il rimborso secondo le condizioni applicabili; in caso contrario, l’applicazione sarebbe stata terminata. La candidatura .IDN era indicata fra quelle prive di una prospettiva di prosecuzione.
ICANN ha dichiarato di aver inviato più comunicazioni a Nameshop, concedendo occasioni per ritirarsi. Il 13 maggio 2026 il richiedente ha rifiutato di farlo. Il personale di ICANN ha quindi cambiato lo stato della domanda in “terminated” il 14 luglio. Il Board ha ritenuto che l’azione abbia applicato la procedura già approvata, anziché introdurre una regola ad hoc contro il richiedente. Il comunicato precisa anche che, dopo il rifiuto di ritirare la domanda, non restava eleggibilità al rimborso previsto per quella procedura.
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Il Board respinge il ricorso e delimita i rimedi
La richiesta 26-4 sosteneva, tra gli altri argomenti, che il personale non avesse autorità per terminare la candidatura e che il richiedente non fosse stato avvisato in modo adeguato della procedura del 2025. Il Board ha fatto propria la raccomandazione del Board Accountability Mechanisms Committee (BAMC): la domanda era già fallita secondo i criteri del 2012 e il nuovo processo amministrativo era stato approvato dall’organo competente. Inoltre, secondo la risoluzione, il richiedente aveva ricevuto comunicazioni dirette sull’opzione di ritiro.
La decisione respinge anche i rimedi richiesti: non ordina la delega di .INTERNET, non ripristina la candidatura .IDN e non riconosce che la stringa fosse stata modificata. Le contestazioni riferite a fatti molto risalenti sono state considerate fuori dal termine di 30 giorni previsto per presentare una richiesta di riesame. Il Board ha inoltre disposto che eventuali nuove richieste di riesame relative alla stessa candidatura siano considerate frivole e sommariamente respinte dal BAMC, applicando le regole di responsabilità di ICANN.
La lettura Webinvest
Per chi segue il mercato dei nuovi gTLD, il caso ricorda che una stringa non diventa un asset negoziabile solo perché il richiedente tenta di modificarla o continua a usare quel nome nelle comunicazioni. Contano il record ufficiale della candidatura, le regole applicabili al momento della domanda e gli esiti formali delle richieste di cambio. La decisione mostra anche il costo operativo delle candidature rimaste sospese: ICANN ha dovuto introdurre anni dopo una procedura per chiudere le domande senza prospettive e gestirne i possibili rimborsi.
La conclusione riguarda questo specifico fascicolo e non modifica le regole del round 2026. Per gli operatori, il segnale pratico è di distinguere con precisione tra stringa presentata, richiesta di modifica e stringa effettivamente accettata dall’ente: nei processi ICANN, la distinzione determina se esiste una candidatura valida e quale rimedio sia ancora disponibile.
Fonte: ICANN, risoluzioni approvate dal Board del 18 ottobre 2026.
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